"Il barone rampante" è un romanzo dello scrittore italiano Italo Calvino, pubblicato per la prima volta nel 1957. L'opera costituisce il secondo volume della "trilogia araldica" "I nostri antenati", preceduto da "Il visconte dimezzato" (1952) e seguito da "Il cavaliere inesistente" (1959). Il libro fonde la narrazione storica con elementi fantastici e filosofici, affermandosi come uno dei classici della letteratura italiana del Novecento. La storia è narrata in prima persona da Biagio, il fratello minore del protagonista.
La vicenda è ambientata a Ombrosa, un'immaginaria cittadina della Liguria, e ha inizio il 15 giugno 1767. Il protagonista è Cosimo Piovasco di Rondò, un giovane nobile di dodici anni. La sua famiglia è caratterizzata da rigide convenzioni sociali e da un formalismo che il ragazzo fatica a tollerare. Durante un pranzo formale, il conflitto tra Cosimo e il padre, il barone Arminio, raggiunge l'apice quando il dodicenne si rifiuta di mangiare un pasto a base di lumache preparato dalla sorella Battista. In segno di protesta contro le imposizioni familiari, Cosimo abbandona la tavola, esce in giardino e si arrampica su un albero di elce, dichiarando solennemente che non toccherà mai più il suolo per il resto della sua vita.
Contrariamente alle aspettative della famiglia, Cosimo mantiene il suo giuramento. La sua scelta, tuttavia, non si traduce in un isolamento totale dalla civiltà. Sfruttando la fitta rete di rami e foreste che all'epoca ricopriva il territorio ligure, il giovane barone organizza la sua esistenza interamente sospeso da terra. Nel corso del tempo impara a procurarsi il cibo tramite la caccia, costruisce rifugi sicuri e ingegnosi sistemi per raccogliere l'acqua piovana. Si adatta all'ambiente naturale cucendosi abiti con pelli di animali e stringendo un legame con un cane bassotto, che ribattezza Ottimo Massimo, il quale lo segue da terra.
Pur vivendo sugli alberi, Cosimo non interrompe la sua formazione culturale. Grazie all'aiuto del fratello Biagio, che gli fornisce libri e strumenti, continua a studiare la filosofia e si avvicina ai grandi ideali dell'Illuminismo. Il barone entra in contatto epistolare con importanti pensatori dell'epoca, come Voltaire e Diderot, interessandosi attivamente al progresso scientifico e sociale.
La sua insolita posizione sopraelevata non gli impedisce di partecipare alla vita della comunità. Al contrario, Cosimo si rivela un cittadino estremamente utile: organizza squadre di contadini per spegnere gli incendi boschivi, difende il paese dagli attacchi dei pirati, aiuta i poveri e cerca di istruire personaggi ai margini della società, come il brigante Gian dei Brughi, a cui trasmette la passione per la lettura. Nel corso degli anni, diventa testimone dei grandi mutamenti storici a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, arrivando a incontrare le truppe della Rivoluzione Francese e persino Napoleone Bonaparte in persona.
Un elemento centrale del romanzo è il legame sentimentale tra Cosimo e Viola, la giovane figlia dei marchesi d'Ondariva, una famiglia vicina ai Piovasco di Rondò. I due si conoscono fin dall'infanzia, ma la loro relazione amorosa si sviluppa pienamente in età adulta. Si tratta di un rapporto complesso: Viola, dotata di un carattere indipendente e volitivo, vorrebbe che Cosimo abbandonasse gli alberi per dimostrare la totalità del suo amore. Cosimo, tuttavia, resta fermo nei suoi principi e rifiuta di rinunciare alla propria identità e al giuramento fatto da ragazzo. Questa divergenza di vedute porta alla separazione definitiva tra i due personaggi.
Con il passare dei decenni, Cosimo invecchia e si ammala. Ormai indebolito, continua a rifiutare qualsiasi soccorso che implichi il suo ritorno a terra. L'epilogo dell'opera mantiene la coerenza con la sua intera esistenza: un giorno, mentre è sul punto di morire, il vecchio barone vede transitare nel cielo una mongolfiera appartenente a un equipaggio inglese. Con un ultimo balzo, Cosimo si aggrappa alla fune dell'ancora del pallone aerostatico e viene trascinato via dal vento, scomparendo all'orizzonte verso il mare. Il protagonista svanisce così senza aver mai infranto la sua promessa. Sulla piazza del paese, la comunità farà incidere un'epigrafe in sua memoria: "Cosimo Piovasco di Rondò – Visse sugli alberi – Amò sempre la terra – Salì in cielo".
Dall'analisi dell'opera, così come riportata nei principali testi scolastici e critici, emergono alcuni temi fondamentali: