Riassunto con approfondimento
Tutto comincia con un gesto normale: il protagonista, Vitangelo Moscarda, si guarda allo specchio. Sua moglie Dida gli fa notare che il suo naso pende un po' a destra.
Questa piccola osservazione lo manda in crisi. Vitangelo capisce che:
Per distruggere l'idea che gli altri hanno di lui, Vitangelo inizia a comportarsi in modo strano e apparentemente crudele:
Sua moglie lo chiama affettuosamente "Gengè". Vitangelo odia questo soprannome perché rappresenta un uomo sciocco che lui non sente di essere. Per "uccidere" quel Gengè, inizia a trattare male Dida, rispondendole con cattiveria e facendole dispetti psicologici, sperando che lei smetta di amarlo per quella falsa immagine.
Vitangelo ha ereditato una banca dal padre, che tutti in città consideravano un usuraio (uno che presta soldi con interessi altissimi). Per ribellarsi a questa etichetta:
Anna Rosa è un'amica di sua moglie. È l'unica che cerca di ascoltarlo, ma rimane spaventata dai discorsi di Vitangelo sulla vita e sulle maschere. Un giorno, mentre lui le spiega le sue teorie, lei viene presa da una specie di panico o vertigine mentale: non riuscendo a reggere il peso di quei pensieri così profondi e inquietanti, gli spara con una rivoltella. Vitangelo sopravvive e al processo la perdona, dichiarando di essere felice di aver perso tutto.
Alla fine, Vitangelo finisce in povertà in un ospizio. Non vuole più avere un nome né una casa. Decide di vivere momento per momento, senza ricordi, sentendosi parte della natura: un albero, il vento o una nuvola.
Per Pirandello la follia non era solo una storia da scrivere, ma una sofferenza vera vissuta in casa.